Cos’è l’EBITDA? Perchè è importante conoscerlo?

Recessione, crisi, caduta delle borse. Queste sono le settimane in cui il Coronavirus sta distruggendo i nostri affetti, la nostra vita, la nostra quotidianità eppure oltre ai dati sanitari sui quali siamo costantemente aggiornati ci troviamo a dover analizzare come il virus impatterà sull’economia mondiale.

La globalizzazione si è fatta viva più che mai attraverso i flussi di contagio del virus, dimostrando come le barriere e i confini non esistano. Il famoso "battito di ali" in Cina ha provocato uno tsunami mondiale; sanitario ed economico.

Questo virus si lascerà alle spalle una scia di decessi e malati in tutto il mondo ma anche un’economia mondiale profondamente colpita.

A tutte le latitudini una delle misure adottate per contenere il contagio è la chiusura delle attività produttive non essenziali.

Questo intervento, così importante per la salvaguardia della salute pubblica, avrà logicamente un impatto devastante sui conti delle imprese.

Detta così può sembrare una cosa scontata ma allo stesso tempo fumosa.

Come si capirà la portata di tale crisi per un’azienda?

Come sarà possibile paragonare il prima e il dopo crisi in un’azienda?

Come sappiamo, i conti di un’azienda sono fatti di numeri, che per loro definizione sono definiti e non si prestano ad interpretazione.

Infatti, solo attraverso essi sarà possibile rispondere a queste e a tante altre domande.

Allora volendo andare a cercare un numero, nei conti aziendali, che ci darà poi la misura dell’impatto di questo virus venuto dalla Cina, qual è il numero che dobbiamo analizzare?

EBITDA: definizione e calcolo

Il numero che per primo darà una fotografia di ciò che ogni azienda subirà in termini economici è sicuramente l’EBITDA.

Il termine EBITDA è l’acronimo di Earnings Before Interests Taxes Depreciation and Amortization. Esso evidenzia il reddito di un'azienda basato solo sulla sua gestione caratteristica, al lordo, quindi, di Interests (gestione finanziaria), Taxes (gestione fiscale), Depreciations (svalutazioni) e Amortization (ammortamenti).

In altre parole possiamo vedere l'EBITDA come la capacità dell'azienda di produrre l'utile dalla sua gestione caratteristica senza l'incidenza di quella straordinaria, finanziaria e fiscale.

Un altro modo per comprendere meglio cosa è questo indicatore lo si ottiene passando per il suo calcolo.

Nella sua versione più comune ed immediata questo si ottiene nel seguente modo:

Ricavi

+

Rimanenze

+

Valore della produzione

=

Costo della materia prima

-

Costo del lavoro

-

Costo dei servizi

-

Costo di funzionamento

-

EBITDA

Facciamo un esempio pratico molto semplice.

Prendiamo una pizzeria.

A fine mese la nostra pizzeria ha venduto prodotti per 10.000 euro.

Per poter sfornare le pizze il pizzaiolo ha acquistato materie prime (farina, lievito, pomodori, mozzarella, ecc) per 2.000 euro.

Una volta che si hanno le materie prime qualcuno le deve lavorare, per cui ha fine mese il pizzaiolo paga lo stipendio ai propri dipendenti per altri 3000 euro.

Ma le spese non finiscono qui, ci sono una serie di spese tipiche della gestione di una pizzeria. Ad esempio l’energia elettrica, il riscaldamento, la carta, le buste, la pulizia del locale, la pubblicità, ecc. Tutte queste spese in totale fanno altri 1.000 euro.

Adesso che abbiamo a disposizione tutti i numeri passiamo a calcolare l’EBITDA secondo lo schema visto prima.

Ricavi

10.000

Rimanenze

0

Valore della produzione

10.000

Costo della materia prima

2.000

Costo del lavoro

3.000

Costo dei servizi

500

Costo di funzionamento

500

EBITDA

4.000

Quindi dai 10.000 euro incassati passiamo in un batter d’occhio a 4.000 euro.

Ma attenzione, questo non è ciò che il pizzaiolo metterà in tasca, quello è il cosiddetto utile di esercizio.

Da questi 4.000 euro dovranno essere sottratti tutti gli elementi fuori dall’EBITDA, quali interessi, tasse, ammortamenti, svalutazioni, gestione straordinaria.

Come si nota, l’EBITDA è un valido indicatore di profittabilità poiché indica la capacità dell’azienda di generare reddito basandosi esclusivamente sulla gestione operativa, ossia quella inerente al business della società.

EBITDA: ratio utili

Per ottenere un indicatore che ci permetta di fare dei confronti nel tempo o analizzare la situazione di un’azienda rispetto ai propri competitor si usa vedere l’EBITDA in un altro modo. Attraverso il suo valore percentuale, detto anche EBITDA Margin.

Per esempio, nel caso della pizzeria descritta sopra l’EBITDA Margin ha un valore pari al 40%.

L’EBITDA Margin ha un significato diverso a seconda del settore di appartenenza dell'azienda.

Naturalmente l’EBITDA non serve solo al singolo imprenditore per sapere come va la propria azienda. L’EBITDA viene poi spesso utilizzato per la costruzione di indicatori utili alla valutazione di una società come ad esempio il Debt/EBITDA o l’Enterprise Value/EBITDA.

L’Enterprise Value esprime il valore del capitale azionario sommato all'entità dell'indebitamento finanziario netto.

Il rapporto con il livello dell'indebitamento poi ha un impatto determinante sull'equilibrio economico-finanziario di un'impresa, in quanto l'EBITDA può essere visto anche come la capacità di far fronte alle passività aziendali producendo periodicamente reddito.

In altri termini è una misura di autofinanziamento attraverso la gestione operativa.

Il rapporto tra la capitalizzazione azionaria e l'EBITDA dà delle indicazioni molto significative per determinare quanto una società sia sopra/sottovalutata in borsa. Se ad esempio una società ha una capitalizzazione di 100 mln e ha un EBITDA di 10 mln, significa che capitalizza 10 volte il reddito prodotto dalla gestione caratteristica. Se le aziende del settore invece hanno un rapporto pari a 15 vuol dire che la società è sottovalutata e quindi può rappresentare un'occasione importante di investimento da parte del mercato.

Quando si vuole procedere ad un’analisi di una società non bisogna calcolare l’EBITDA di volta in volta, basterà andare a vedere il report o il bilancio della società che ci interessa valutare per trovarlo. Spesso viene messo in risalto dalle stesse aziende nei commenti di presentazione dei report.

EBITDA: problemi e conclusioni

L’EBITDA non è un indicatore perfetto, bisogna sapere che presenta comunque delle problematiche.

La prima riguarda l’assenza di uno standard contabile-legale che definisca la composizione dettagliata dell’EBITDA. Questa mancanza infatti, può favorire l’uso distorto di tale indicatore. Ad esempio se si dovesse variare la sua composizione nel corso del tempo si riuscirebbe a nascondere carenze di redditività.

L’EBITDA inoltre non tiene conto delle tasse e degli interessi, che come si sa pesano non poco sui bilanci societari. Non è raro trovare situazioni in cui un’azienda abbia un valore EBITDA molto alto ma che alla fine si ritrovi in perdita dato un enorme squilibrio negli interessi passivi o a causa di un esborso elevato di tasse.

Guardandola da un’altra prospettiva, si può vedere la cosa in maniera del tutto speculare. Una società che ha un risultato d'esercizio lusinghiero non per forza è migliore di un'altra che è in perdite. Questo perché ciò può dipendere dal fatto che la prima ad esempio abbia beneficiato di una norma che ha ridotto il peso di tasse e contributi e la seconda invece abbia fatto investimenti importanti che hanno comportato un'incidenza degli ammortamenti superiore.

È bene quindi non utilizzare solamente l’EBITDA, ma è necessario valutarlo in un contesto più ampio, in cui si prendono in esame altri indicatori di profittabilità e soprattutto analizzando nel dettaglio l’incidenza della gestione extra-operativa sui conti dell’azienda.

Facile Avvio per 1 Milione di Euro di Contratto grazie a Matchub: Proeco Case History

In breve:

  • Proeco è una società Italiana molto conosciuto specializzata nell’ Engineering e Process Engineering nel settore Oil&Gas.
  • Il Quartier Generale di Proeco si trova a Forlì
  • Lavora a livello internazionale con partner del livello di ENI
  • Il settore in cui Proeco lavora richiede team di grandi dimensioni per un follow up costante dei progetti on site.
  • La presenza di partnership locali è di vitale importanza per velocizzare il recruitment di personale specializzato nell’acquisizione di nuovi progetti.
  • Tramite Business Proposals sul portale matchub.net e grazie al servizio matchub-2B, Proeco è riuscita a trovare la giusta partnership nel Sud Italia, che ha assistito l’azienda nella ricerca di vari profili capaci di supportare le attività ngegneristiche della società.
  • Questa nuova connessione creata grazie a matchub ha permesso a Proeco di avviare un nuovo progetto del valore di 1 Milione di Euro rispetto le tempistiche promesse.

 

Come Matchub ha aiutato Proeco

“Siamo venuti a conoscenza di Matchub tramite una loro campagna di Marketing Online: l’idea del portale mi è subito piaciuta ed ho messo in contatto il team di comunicazione per avviare una breve call con Gianfranco Brusaporci, CEO di Matchub. Dopo un paio d’ore la nostra business proposal era pronta.

Abbiamo deciso poi di affiancare alla business proposal (gratuita) sul portale, l’acquisto del servizio Matchub-2B in modo da delegare il processo di selezione dei contatti sia quelli arrivati tramite il portale, sia tramite il database di Matchub. 

In questo modo siamo riusciti ad ottenere i risultati necessari in breve tempo e senza dover ricorrere a risorse esterne. A fronte di un investimento assolutamente sostenibile, il ritorno è stato elevatissimo.”

Roberto Cicognani

Direttore Tecnico Progettazione 

 

L’Approccio di Matchub con PROECO

“Quando Roberto ci ha contattati abbiamo subito capito che il nostro approccio doveva essere il più smart possibile. Se già Matchub si propone di rendere più semplici e veloci la ricerca di partner e clienti, PROECO aveva bisogno subito di un servizio ancora più snello, che gli permetteva di delegare tutta la parte di selezione e di primo approccio con i potenziali partners, per concentrarsi solo su quelli più interessanti. 

Vista la complessità del lavoro di PROECO e la necessità di rispettare tempistiche stringenti, abbiamo pensato di utilizzare i nostri strumenti online e la nostra esperienza per raggiungere obiettivi specifici in tempi brevissimi. 

Rispetto ad altri clienti ed utenti di Matchub che si focalizzano su business proposal di ampio respiro, con tempistiche anche lunghe ed approfittando del fatto che il portale gratuito gli permette di attendere fino a trovare i contatti giusti, il fatto che PROECO ci abbia contattato direttamente ci ha fatto capire il livello di specificità richiesto e i tempi stretti.” 

Gianfranco Brusaporci

CEO di Matchub

 

 

Espansione nell’Est Europa grazie a MatcHub: Iacovelli Case History

In breve

Pasquale Iacovelli segue la tradizione di famiglia e gestisce un’attività di carpenteria.

I manufatti realizzati sono cancelli, ringhiere, porte, portoni, grondaie, tettoie e coperture.

L’attività, negli anni passati concentrata sul territorio, oggi è in ampliamento grazie agli sforzi di Pasquale.

Come Matchub ha aiutato Pasquale Iacovelli

"Ho scoperto MatcHub grazie ad un post di Facebook. Fino a pochi minuti prima di cliccare avevo sempre creduto che l’internazionalizzazione fosse solo per grandi aziende e per grandi investimenti.

Avevo da sempre percepito l’esigenza di ampliare il bacino di utenza e slegarmi dalle sole opportunità della sua zona di residenza, ma cercavo contatti direttamente, tramite partnership con aziende di edilizia che lavorano in tutta Italia: mai mi sarei aspettato di usufruire di un servizio di internazionalizzazione ed iniziando, per giunta, a pubblicare le mie business proposal senza nessun costo da parte mia!

MatcHub mi ha dimostrato come grazie all’approccio innovativo del portale sia possibile per chiunque espandere il proprio business. Trovo geniale anche il servizio MatcHub-2B perché, con una spesa veramente contenuta, si riesce ad incontrare un possibile partner già interessato. Partendo da una lista di possibili partner, insieme al team di MatcHub, abbiamo selezionato quella che reputavamo il profilo migliore e da li abbiamo svolto un meeting online. 

Consigliatissimo!

Grazie ad entrambi i servizi nel 2020 inizieremo a fare business con due aziende, una in Macedonia e una in Bulgaria." 

Pasquale Iacovelli

 

L’Approccio di Matchub con la ditta Iacovelli

"Abbiamo visto le business proposal di Pasquale Iacovello per vendere manufatti nell’est Europa ed in particolare in Bulgaria, Romania e Macedonia del Nord. Il nostro team ha trovato opportuna la scelta, sia in quanto mercati in espansione nel settore edilizia, sia per una questione di prossimità territoriale rispetto alla Puglia, dove la ditta si trova.

Nel giro di pochi giorni è stato contattato da un’azienda della Macedonia del Nord interessata ai suoi prodotti ed in seguito ha ricevuto un secondo contatto da un grossista di materiali che si propone di vendere la materia prima. Anche questo era macedone.

Visti questi risultati, lo abbiamo contattato per proporgli il servizio MatcHub-2B per trovare partner attraverso un servizio su misura così da ottenere una lista di possibili partner senza dispendio di tempo e senza sforzi.

Il team di Matchub e Pasquale Iacovelli si sono così concentrati nella ricerca di possibili partner, ampliando le possibilità di crescita e chiudendo degli accordi interessanti.

Abbiamo utilizzato un approccio molto semplice, cercando di mantenere il costo per l’utente più basso possibile, considerato il tipo di azienda che gestisce, privilegiando mercati specifici e realizzando i meeting online.

Siamo particolarmente orgogliosi di questo caso perché mostra la nostra mission di fornire servizi di internazionalizzazione a tutti."

Donato Lorusso, CMO Matchub

Economia della Macedonia del Nord: analisi di una paese vicino all’Italia

L’economia nazionale ha risentito pesantemente dei conflitti che hanno sconvolto l’area Iugoslava. Tuttavia per il triennio 2019-2021 si prevede una ripresa dell’economia macedone sostenuta prevalentemente dall’andamento positivo degli investimenti e delle esportazioni. Secondo le statistiche il PIL macedone dovrebbe aumentare del 3.8% nel 2020 e 4% nel 2021. L'economia del Paese è concentrata principalmente nei servizi (il 63% del PIL), prevalentemente su industria (28,5%) e agricoltura (11,4%). Tra i servizi, si evidenziano i settori: bancario, tecnologico, assicurativo, trasporti, turismo, commercio all'ingrosso ed al dettaglio, logistica e comunicazioni. I principali settori produttivi sono: componentistica auto, siderurgico, alimentare, calzaturiero, tessile, tabacco, edilizia, raffinazione di petrolio, chimico, minerario. Il tessuto industriale è dominato da piccole e medie imprese (circa 75.000) presenti in tutti i settori economici. Circa il 90% dell’economia è di proprietà privata.

LA PRESENZA ITALIANA

I prodotti italiani godono di ottima immagine nella Repubblica di Macedonia del Nord; questo soprattutto riguarda i beni di consumo ad uso personale (prodotti alimentari, abbigliamento, arredamento, elettrodomestici ecc).

Per quanto riguarda i beni strumentali, la presenza italiana è concentrata quasi esclusivamente nell’industria alimentare e lavorazioni, ed in particolare: vino, dolci, prodotti e conserve vegetali e prodotti surgelati e gelati. In questo comparto esistono enormi spazi per migliorare la presenza dei prodotti italiani in particolare nell’industria di lavorazione legno e produzione di mobili, industria edile, plastica, metal-meccanica, automotive, ecc. Storicamente, i settori più appetibili per le imprese italiane nella Repubblica di Macedonia del Nord sono quelli tradizionali: metalmeccanico, chimico, costruzioni, automotive, calzaturiero e tessile.

SKOPJE

Nel 2015 il quotidiano statunitense Forbes, ha ritenuto l’attuale capitale della Macedonia del Nord una delle economie più performanti in Europa. Per un paese di così modeste dimensioni (circa 2 milioni di abitanti), Skopje vanta ottimi valori in termini di potenziale di investimento e prospettive di sviluppo. Inoltre offre anche un grande potenziale di crescita ulteriore per il futuro grazie al debito pubblico, pari al 33,8%, il quarto più basso d’Europa, un’inflazione annua del 1.5% e un deficit di appena 3,9%.

potential and development prospects. It also offers great potential for further growth for the future thanks to public debt, equal to 33.8%, the lowest quarter in Europe, annual inflation of 1.5% and a deficit of just 3.9%.

Il settore della moda in Italia: analisi ed approfondimenti

L’intero settore della moda conta circa 82 mila imprese attive. Nei primi mesi del 2019 il settore sto registrando una tendenza del +3,5%. Con circa 500 mila occupati (+0,3% rispetto al 2016), l’industria della moda è il secondo settore manifatturiero in Italia dopo le attività metallurgiche.

Il fatturato aggregato vale circa 22 miliardi di euro, ovvero l’1,3% del Pil italiano. Questo fatturato deriva principalmente dal comparto abbigliamento che ammonta al 40,5%, seguito dalla pelletteria per il 20,9% e dall’occhialeria per il 16,2%. Il fatturato aggregato del settore della moda in Italia vale circa 22 miliardi di euro, ovvero l’1,3% del Pil del 2017. Questo fatturato deriva principalmente dal comparto abbigliamento che ammonta al 40,5%, seguito dalla pelletteria per il 20,9% e dall’occhialeria per il 16,2%.

EXPORT

L’export è la più grande ricchezza del settore moda. I prodotti italiani sono molto apprezzati soprattutto in Francia, Germania e Asia. La variazione dell’export dal 2013-2019 è del +29,6%, secondo i dati riportati dall’indagine di Mediobanca del 13 febbraio 2019 per ogni 10 euro di fatturato 6 euro provengono dall’estero.

OCCUPAZIONE

Cresce anche l’occupazione nel settore, avendo circa 60 mila posti di lavoro in più rispetto ai dati del 2013. Nel 2018 ogni azienda ha prodotto utili medi giornalieri di circa 63 mila euro contro i 38 mila del 2013

LE AZIENDE PIÙ PICCOLE CRESCONO

Il rapporto R&S di Mediobanca sui principali gruppi della moda ha preso in esame le dinamiche delle 163 Aziende Moda Italia con un fatturato superiore a 100 milioni nel 2018, oltre ai principali gruppi europei del settore. È stato constatato un ridursi del divario tra le top 15 e le “inseguitrici” in un contesto che si rivela complessivamente più omogeneo.

Complessivamente le Aziende Moda Italia hanno visto crescere le proprie vendite annuali mediamente del 6,6% nel 2013-2018. Complessivamente le Aziende hanno visto crescere le proprie vendite annuali mediamente del 6,6% nel 2013-2018.

 

SOSTENIBILITÀ

Tra i punti di forza del settore Moda made in Italy c’è l’attenzione sempre più importante alla sostenibilità. Un tema decisivo per il futuro della moda in generale, che è la seconda industria più inquinante al mondo. La filiera italiana ha avuto il merito degli ultimi anni di dimostrare impegno nella riduzione dell’impatto ambientale e nell’introduzione di nuovi metodi di lavorazione meno inquinanti anche a monte della filiera.

 

Conosci la contabilità in Italia? Scopri come funziona e i suoi regimi

Quale e lo scopo di tenere una contabilita precisa ed ordinate all interno di una azienda?

La contabilità ricopre un ruolo chiave nella gestione della tua attività poichè ti permette di avere un controllo sulla tua situazione economica.

Per fare un quadro generale ogni azienda che si rispetti ha il diritto ed obbligo di tenere una corretta contabilita. I motivi sono relativamente semplici:

  • E un diritto poiche attraverso le scritture contabili un impresa ha sempre sotto controllo l andamento delle entrate e delle uscite ed ha un resoconto finale alla fine di ogni esercizio grazie al bilancio.
  • E un obbligo poiche viene imposto dalla legge per dimostrare a terzi tutte le attivita che essa compie.

COME FUNZIONA LA CONTABILITA IN ITALIA ?

Le scritture contabili obbligatorie che un imprenditore commerciale italiano deve conservare sono innanzitutto:

– il libro giornale nel quale vanno indicate, giorno per giorno, tutte le operazioni compiute nel corso dell’esercizio dell’impresa;

– il libro degli inventari dove si deve indicare una situazione dettagliata delle attività e le passività possedute dell’impresa e il conto dei profitti e delle perdite;

– i registri IVA;

– il registro dei beni ammortizzabili in cui sono riportati le informazioni relative ai cespiti aziendali. Vengono scritti nel libro cespiti i beni immobili (terreni, o capannoni, attrezzature..) o (marchi o brevetti...) e i beni mobili iscritti nei pubblici registri di cui è titolare l’azienda

– il libro mastro in cui vengono riportate le registrazioni per ogni conto e si recide con il criterio della partita doppia e le operazioni vengono riportate in ordine cronologico;

L’imprenditore commerciale deve anche conservare tutte le altre scritture richieste rispetto la natura e le dimensioni specifiche dell’impresa, quali ad esempio:

– il libro di cassa, il quale non è un registro obbligatorio ma è uno strumento usato dalla aziende per agevolare la propria contabilità

– il libro magazzino nel quale sono registrate le entrate e le uscite di merci, richiesto solo per imprese di grandi dimensioni;

– il registro incassi, richiesto solo per le attività professionali

Inoltre le società di capitali devono tenere:

– i libri sociali il libro dei soci, il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee  e poi in base alla loro organizzazione il libro delle obbligazioni, del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale ove previsto.

Tali scritture contabili,  secondo il codice civile art. 2220, debbono essere conservate per almeno 10 anni dalla data dell’ultima registrazione, anche se intanto l’impresa ha cessato di lavorare per chiusura dell attivita. Una volta passato questo periodo di tempo non si potra piu contestare all’imprenditore l assenza di tali documenti.

Le societa che lavorano in italia sono obbligate a rispettare i principi contabili contenuti nel Codice Civile (https://www.brocardi.it/codice-civile/) e i principi contabili emessi dall’ OIC (Organismo Italiano di Contabilita),(https://www.fondazioneoic.eu/?lang=en) che completa quelli contenuti nel C.C.

L’OIC e un organizzazione, composta da vari organi,  fondata nel 2001.Ha il ruolo di emanare i principi contabili nazionali per la redazione dei bilanci delle aziende italiane, ma ha inoltre rapporti con enti internazionali come l’ IASB (https://www.iasplus.com/en/resources/ifrsf/iasb-ifrs-ic/iasb) o IFRS (https://www.ifrs.org/), fornendo cosi supporto in Italia per l’applicazione di questi principi, utili per le attivita che vogliono espandere il loro buisness al di fuori del proprio confine.

Ora andremo a fare una breve distinzione riguardo ai 2 tipi di contabilita presenti nel mondo dell economia, specificando i soggetti di cui ne fanno parte. 

 

CONTABILITA ORDINARIA (art. 13 del D.P.R. 600/73):

E imposta dalla legge per le attivita che superano vendite di 700.000 Euro o 400.000 Euro se si tratta di servizi.

Chi rientra nella contabilita ordinaria?

– Societa di persone (SRL, SPA, SAPA)

– societa cooperative

– societa di mutual assicurazione

– cosorzi/assicurazioni o organizzazioni non riconosciute

– enti pubblici e private che operano a scopo commerciale residenti in italia.

 

CONTABILITA SEMPLIFICATA (art. 18 del DPR n.600/73)

E imposta dalla legge per le attivita con ricavi inferiori a 400.000 euro per i servizi e 700.000 euro per i prodotti.

Chi rientra nella contabilità semplificata?

– imprese individuali

– società di persone

Sai che la Romania è un grande produttore di frutta secca?

Il recente cambiamento nel comportamento dei consumatori, ha portato ad un incremento nel consumo di frutta secca nel mondo. Nel 2018 la Romania è diventata la principale produttrice di noci in Europa. In un mercato in costante evoluzione, la Romania è riuscita a garantirsi la leadership nel settore grazie agli oltre 500 ettari destinati alla coltivazione e ad una produzione pari a 45mila tonnellate, aumentate del 40% rispetto al 2015.

PRODUZIONE DI NOCI DAL 2010 AL 2018

Le noci rappresentano il 95% delle esportazioni di frutta secca e il 50% di quelle rumene. Dopo le noci le esportazioni di frutta secca riguardano le nocciole e le mandorle. I principali fornitori sono Ucraina, Ungheria e Italia. 

COMMERCIO DI FRUTTA SECCA

Negli ultimi 7 anni il mercato della frutta secca si è fatto sempre più importante. Le importazioni anno avuto un importante aumento. Nel 2011 erano 5.2 tonnellate, mentre nel 2018 si sono toccate le 10000 tonnellate. 

IMPORTAZIONI FRUTTA SECCA , ROMANIA (2014-2018)

Le piante di mandorle sono coltivate su aree estese, con un clima mediterraneo nelle regioni meridionali e occidentali del paese. La richiesta dei consumatori è compensata dalle importazioni. 

LA PRODUZIONE MONDIALE

La produzione mondiale di frutta secca a guscio, secondo l'Inc (International Nut and Dried Fruit Council Foundation), si attesta nel 2018 a circa 4,8 milioni di tonnellate (https://www.nutfruit.org/industry/statistics,https://www.nutfruit.org/industry/statistics) , crescendo dell'11% rispetto al periodo 2016/2017. I prodotti che registrano i maggiori incrementi sono le mandorle (1,18 milioni di tonnellate, il 28%), seguite dalle noci (854mila tonnellate, pari a circa il 20%), i pistacchi (762mila tonnellate, circa il 18%), gli anacardi (quasi 755mila ton, circa il 18%) e le nocciole (397mila ton, circa il 9% del totale).

L’IMPORTAZIONE ITALIANA

I primi tre prodotti riguardanti la frutta secca ed essiccata, importati in Italia, secondo i dati Inc, sono le nocciole, le mandorle e l'uvetta. Le nocciole presentavano una tendenza negativa delle importazioni dal 2005 al 2010, passando da 68mila a circa 40mila, mentre dal 2010 al 2015 tornano a crescere, arrivando a circa 57mila tonnellate. Situazione simile a quella delle mandorle con una risalita dal 2015. Stabile invece l’approvvigionamento dell’uvetta.

I PRODOTTI CHE I CONSUMATORI COMPREREBBERO ONLINE

Il monitor ortofrutta di Agroter, ha chiesto a mille consumatori italiani quale prodotto ortofrutticolo acquisterebbe in futuro sul web. Al primo posto della classifica, con oltre il 50% dei consensi, troviamo proprio frutta secca ed essiccata, e nello specifico le noci (56%). I prodotti che invece sollevano ancora dubbi sono meloni (26%), pomodori (26%) e fragole (solo il 20% degli intervistati le comprerebbe online).

Scopri le tendenze positive dei settori industriali e manifatturieri in Bulgaria

Per anni l'economia bulgara è stata sottoposta a un processo di ristrutturazione durante il quale alcune industrie sono cresciute rapidamente e hanno aumentando la loro economia, mentre altre hanno ridotto i propri oneri. L'industria è tra i rami in crescita dell'economia bulgara, che si è sviluppata ad un buon ritmo sin dal 2000 e ha aumentato i suoi benefici lordi, escludendo il periodo di crisi (2009-2010). La sua economia è aumentata anche dal secondo millennio - dal 21% del valore aggiunto lordo nel 2000, l'industria nel 2017 rappresenta già una quota del 24%.

 

Oltre ai beni industriali, l'economia bulgara produce anche sempre più servizi, che spesso rimangono inosservati. Il settore dell’informatica, l'outsourcing dei servizi alle imprese e il settore finanziario sono tra i settori che stanno diventando sempre più importanti nell'economia, se giudicati dal loro contributo ad esso. Il settore informatico ha già una quota del 5,5% nel valore aggiunto lordo (rispetto al 3,2% nel 2000), esternalizzazione - 6,1% e finanza e assicurazioni - 7,5%. Allo stesso tempo, il settore che ha "perso terreno" più visibilmente nell'economia locale degli ultimi 17 anni è l'agricoltura. Nonostante gli enormi sussidi previsti dalla politica agricola comune e dai pagamenti supplementari nazionali. Nei servizi pubblici (amministrazione, sanità, istruzione, ecc.) e nel settore immobiliare vi è anche un calo delle quote, ma molto meno evidente rispetto all’agricoltura.

 

Inoltre, ecco quali beni vengono prodotti sempre di più in Bulgaria. Gli sviluppi più importanti del settore industriale comprendono prodotti in metallo, apparecchiature elettriche, mobili, gomma e plastica, parti di automobili, macchinari, attrezzature e armi, computer e apparecchiature di comunicazione, ruote, carta e cartone.

 

Nei suddetti processi, l'aumento della produzione dal 2000 al 2018 è di gran lunga superiore alla media nell’industria manifatturiera e in alcuni casi raggiunge 3-4 volte (vedere le informazioni di seguito). Il motivo dell'espansione è di solito l'elevata concorrenza dei mercati esteri e la significativa esportazione, il che è confermato anche dai dati sulle esportazioni.

 

Variazione della produzione manifatturiera (gennaio 2018 rispetto a gennaio 2000),%

 

 

Industria di trasformazione:                                                                                          125.7%

Fabbricazione di prodotti alimentari:                                                                          112.8%

Fabbricazione di bevande:                                                                                             10.6%

Fabbricazione di prodotti del tabacco:                                                                        -54.8%

Fabbricazione di prodotti tessili e tessili, escluso l'abbigliamento:                         48.2%

Produzione di abbigliamento:                                                                                        58.0%

Lavorazione della pelle, Fabbricazione di calzature e altri articoli in pelle:           8.4%

Fabbricazione di legno e di prodotti in legno, esclusi i mobili                                 75,1%

Fabbricazione di carta, cartone e altri prodotti di carta                                           219,2%

Stampa e riproduzione di supporti registrati                                                              72,8%

Fabbricazione di prodotti chimici                                                                                  65,8%

Fabbricazione di sostanze e prodotti medici                                                               18,0%

Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche                                            399,5%

Fabbricazione di altri prodotti minerali non metallici                                               139,6%

Fabbricazione di metalli di base                                                                                    156,0%

macchinari e attrezzature                                                                                               370,7%

prodotti elettronici e ottici                                                                                             252,0%

Fabbricazione di apparecchiature elettriche                                                               494,6%

Fabbricazione di macchinari e apparecchiature, generali e speciali                       284,8%

Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi                                              385,5%

Fabbricazione di autoveicoli e non di autoveicoli                                                       278,9%

Fabbricazione di mobili                                                                                                    398,2%

Produzione non classificata altrove                                                                              349,2%

Manutenzione e installazione di macchinari e attrezzature                                     88,7%

Beni di consumo durevoli                                                                                               513,1%

Prodotti per consumi intermedi                                                                                    122,2%

Prodotti di consumo non durevoli                                                                                 60,6%

Prodotti energetici                                                                                                           10,0%

Fonte: NSI, dati adeguati al calendario

 

Il solo settore con un calo della produzione dal 2000 è stato il tabacco - a causa delle politiche sanitarie, dell'aumento dei prezzi dovuto all'aumento delle accise, al mercato illegale e, in generale, al calo del consumo di tali prodotti in tutta Europa e paesi sviluppati. Tra i sottosettori con prestazioni relativamente basse (vale a dire una crescita inferiore alla media per l'intero settore) ci sono cuoio, tessuti, scarpe, legno, bevande, cibo, ecc. Tutti questi sono tradizionalmente merci con una velocità di lavorazione bassa e un vantaggio relativamente basso. Al contrario, la maggior parte dei settori che sono cresciuti drasticamente dal 2000 sono quelli ad alto vantaggio, come macchinari, apparecchiature elettriche, computer e apparecchiature di comunicazione, componenti per auto, biciclette e altro ancora. Hanno aumentato la loro quota di esportazioni più del doppio dal 2000 - dall'11 a quasi il 26%.

È notevole che tutti i sottosettori dei beni di investimento abbiano aumentato la loro quota nelle esportazioni. Questa ristrutturazione verso materie prime con maggiori benefici si verifica a spese di tutti gli altri principali gruppi di prodotti: risorse energetiche, beni di consumo, materie prime e materiali.

Ciò non significa che le loro esportazioni stiano diminuendo, al contrario: la loro crescita è relativamente più lenta di quella dei beni di investimento. Tuttavia, è importante notare che nei tre gruppi sopra menzionati, la cui quota delle esportazioni totali si riduce, e ci sono prodotti che godono di un peso crescente nelle vendite esterne. Ad esempio, nei beni di consumo, la percentuale di cibo è in aumento; lo stesso vale per le materie prime, che hanno anche una quota significativamente più elevata nel 2017.

 

Nel complesso, i dati sul PIL, sulla produzione industriale e sulle esportazioni mostrano quanto segue:

  1. L'industria bulgara si sta sviluppando bene dal 2000 e ha aumentato il suo peso nell'economia, in gran parte a causa dell'espansione dell'industria manifatturiera;
  2. Nel settore manifatturiero vi è una tendenza costante alla riorganizzazione verso una quota più elevata di sottosettori ad alto valore aggiunto, a spese di quelli con un tasso di trasformazione inferiore;
  3. Questo processo di riorganizzazione è dettato principalmente dai mercati esteri e riflette la competitività dei produttori bulgari di materie prime con un vantaggio relativamente elevato.

5 motivi per cui devi internazionalizzare il tuo business

L’ internazionalizzazione è diventatata un processo fondamentale per la competitività e la stessa sopravvivenza di un’azienda, a prescindere dal suo settore o dalla sua dimensione. Oggigiorno, particolarmente in riferimento alle PMI, che operano e opereranno sempre di più in un mercato globale, si apriaranno nuovi scenari che oltre a nuove opportunità di business porteranno nuove conoscenze tecniche e competenze indiviuali.

L’internazionalizzazione è un modo efficace per un’azienda nell’affrontare le sfide della globalizzazione, enfatizzando le peculiarità ed i vantaggi di mercato della propria organizzazione.

Perchè dovrei internazionalizzare il mio business?

Qui di seguito una serie di ragioni per le quali l’internazionalizzazione risulta una scelta impreditoriale giusta:

  • PIU’ SICUREZZA – L’ Internazionalizzazione ti garantisce una vera indipendenza rispetto ad un mercato domestico unico

Il tuo business risulterà meno vulnerabile a fluttuazioni periodiche o a regressioni economiche di un unico mercato. Durante crisi economiche, molte aziende grazie alla loro capacità di penetrare in mercati stranieri riescono a incrementare la loro capacità produttiva, occupazionale e finanziaria.

  • PIU’ PROFITTO – L’ Internazionalizzazione ti permette di incrementare i volumi di vendita della tua impresa

Il tuo business aumenterà vendite e profitto. Ampliando la tua attività in altre aree geografiche avrai la possibilità di incrementeare il tuo fatturato. Oggigiorno i clienti possono essere vicini come lontani, quindi se sarai in grado di guardare oltre i tuoi confini potrai sviluppare un network più ampio capace di andare oltre il tuo mercato domestico. In certi casi, la vendita in nuovi mercati potrebbe essere effettuata anche a prezzi maggiorati rispetto al tuo mercato domestico dandoti così margini più ampi. Molti prodotti importati, infatti, vengono considerati premium appunto per la loro produzione e provenienza dall’estero.

·        PIU’ COMPETENZA – L’ Internazionalizzazione ti permette di migliorare la capacità produttiva e l’apprendimento manageriale

L’ampliamento delle propie attività e della base di clienti a livello internazionale può aiutarti a creare nuovi prodotti o servizi, apprendendo nuove strategie da altri mercati ed aziende concorrenti, abituandoti a lavorare con clienti molto esigenti e diversi. Un’azienda può beneficiare tanto della partecipazione ad un mercato diversificato e competitivo anche nella fase di strategia, progettazione e marketing del proprio prodotto traendo vantaggio dall’interazione costante con le esigenze varie di altri mercati.

  • PIU’ BRAND – L’ Internazionalizzazione aiuta la cosiddetta “brand-reputation”

Ampliare le attività all’estero e lavorare con vari partner e nuovi clienti può aiutarti a migliorare la reputazione del tuo marchio o del tuo brand. La reputazione del marchio rappresenta tutte quelle idee ed emozioni che un cliente associa al marchio e al servizio sperimentato durante l’acquisizione di beni o servizi, mentre li utilizza, o mentre usufruisce di servizi di garanzia o manutenzione, forniti dalla società che detiene quel marchio stesso. Pertanto, una buona reputazione del tuo marchio indica che i clienti si fidano della tua società e hanno maggiori probabilità di acquistare i tuoi prodotti.

  • PIU’ COMPETITIVITA’ – L’ Internazionalizzazione riduce i costi grazie al miglioramento dell'efficienza produttiva

In molti settori, l’internazionalizzazione può aiutare le aziende a raggiungere una maggiore economia di scala, in particolare per le aziende più piccole. In altri casi, un’azienda può cercare di sfruttare al meglio un proprio vantaggio di mercato che la contraddistingue, come per esempio il suo specifico modello di servizio, il suo marchio o un prodotto brevettato.

Sfide

Nonostante la condivisa consapevolezza dell’importanza dell'internazionalizzazione, ci sono ancora molte barriere, interne ed esterne, che ostacolano l’internazionalizzazione di molte aziende, in particolare delle PMI. Tra le varie problematiche che una società deve affrontare per ottenere un processo di sviluppo internazionale di successo possiamo menzionare: La strategia aziendale da implementare; Il potenziale partner commerciale da scegliere; Le attività specifiche da sviluppare (importazione / esportazione / produzione / ecc.); Il paese o la regione in cui concentrarsi; La conoscenza del territorio e della cultura del paese-target; Le conoscenze e le competenze dei dipendenti; La consapevolezza interculturale delle persone che interagiscono con aziende straniere.

Conosci l’impatto che le culture hanno sul business? Scoprilo subito

Perchè il concetto di cultura è importante nel comprendere strategie di management e sviluppo commerciale?

Ognuno di noi quando viaggia vive costantemente situazioni che potremmo definire come strane, anomale o addirittura bizzarre. Questo ci mostra come la cultura possa impattare nella nostra vita quotidiana come nel nostro business. Infatti, ogni cultura ha i propri valori, abitudini, attidudini e credo. Tendiamo generalmente a semplificare e legare una singola cultura ad una nazione, ma dovremmo sempre fare attenzione a non generalizzare perchè anche all’interno di ogni nazione esistono varie origini territoriali con distente radici storiche e situazioni socio-economiche (Germania dell’Est e dell’Ovest, Italia del Sud e del Nord, ecc.), differenti etnie, religioni, minoranze, lingue, ecc.

Il concetto di cultura è rilevante per un buon Management e per lo sviluppo commerciale perchè abbraccia tutti gli aspetti del nostro essere influenzando le nostre percezioni, le nostre scelte e il nostro appriaccio decisionale. In particolare, ci sono varie aree del business – e corrispondentemente anche i risultati attesi di esse – che sono ampiamente influenzate dal fattore cultura:

- Marketing

- Management di team internazionali

- Negoziazioni

- Leadership

- Lingua e capacità comunicative

- Fiducia ed instaurazione di lunghe relazioni commerciali.

Analizzando questi due video, er esempio, (https://www.youtube.com/watch?v=smusX8AirYY & https://www.youtube.com/watch?v=PIojNGI9KGE) possiamo facilmante notare come due compagnie – entrambi del settore pasticceria e panificazione – concentrano le loro pubblicità televisive su valori culturali completamente differenti. L’azienda finlandese, Oululainen (https://www.oululainen.fi/), che ha sviluppato il primo video sopra citato, si concentra sul concetto di tenacia ed indipendenza, valori cardine che ogni famiglia cerca di insegnare ai propri figli. Questi valori sono ben espressi nell’ultimo slogan della stessa pubblicità - “Kova kuin elämä” - duro come la vita. Il secondo video, creato dall’azienda italiana Mulico Bianco, invece, si concentra sui valori di famiglia e comunità. Il secondo video, infatti, si conclude con la frase “Flauti, fatti per stare insieme”. Questo video pubblicitari ci dimostrano come il fattore cultura sia rilevante nelle scelte cominicative e di marketing.

Cos’è la cultura?

La cultura è un concetto complesse che definisce l’evoluzione delle persone in termini individuali e collettive, intellettuali e sociali, materiali e spirituali. Il concetto di cultura ha avuto un rilevante progresso storico concettuale a partire dal XVIII secolo, grazie soprattutto al lavoro di alcuni studiosi quali J.G. Von Herder, E.B. Tylor e successivamente F. Boas.

Secondo Richard D. Lewis, uno dei maggiori studiosi del concetto di cultura nella sfera aziendale e del business, la cultura di ogni inividuo è comosta da vari livelli, complementari ed integrati l’uno all’altro. Il Modello di Lewis definisce come caratteristica più rilevante di ogni cultura il livello nazionale, mentre il livello personale come quello meno rilevante (vedi figura sotto)

Caratteristiche e livelli che compongono il concetto di cultura (Modello Lewis)

Lewis dichiara che la cultura è principalmente legata al concetto di nazione in quanto è questa stessa che definisce ed influenza la nostra percezione collettiva ed individuale di cultura. Analizzando quindi la figura qui di seguito possiamo comparare l’evoluzione della percezione stessa del concetto cultura sia da parte della Germania che da parte del Giappone. Nel primo caso – considerando la percezione di cultura da parte della Germania – ogni nuovo individuo entrando entrando nella società subisce un “processo di acculturazione” che successivamente è trasferito a sua volta ad altri giovani individui. Nel secondo caso – considerando la percezione di cultura da parte del Giappone – la cultura è considerata come un concetto collettivo che unisce la popolazione e che insieme viene trasmesso anno dopo anno, secoli dopo secoli. In Giappone il concetto di cultura include al suo interno vari altri concetti come l’arte, la lingua, la scienza, la legge, la filosofia, ecc. Comparando le due prospettive possiamo quindi evidenziare che la cultura tedesca è fondata su un presupposto individuale, mentre quella giapponese è fondata su un presupposto comunità ed armonia.

Evoluzione della cultura – Prospettiva riferita alla cultura tedesca (Modello Lewis)

Evoluzione della cultura – Prospettiva riferita alla cultura giapponese (Modello Lewis)

Secondo il Modello di Lewi, ci sono quattro aree all’interno delle quali è più facile incappare in un fraintendimento culturale: 1) VALORI – Credo, Attitudini; 2)

there are four specific main spheres where people can easily have a cross-culture misunderstanding: 1) VALUES - Core beliefs; Attitudes and world view; 2) SCHEMI COMUNICATIVI – Stili di interventi comunicativi; Abitudini di ascolto; 3) Concetto di TEMPO; 4) Concetto di SPAZIO. Guardando alle figure qui di seguito si puó notare effettivamente come le persone percepiscono e vivono il concetto di spazio.

Significato di “spazio” – Persone che aspettano un autobus in Finlandia

Significato di “spazio” – Persone che aspettano di entrare in un Tempio in India

Significato di “spazio” – Persone che aspettano di entrare in una banca in Bulgaria

 

Il Modello Lewis di Cross-Cultural Communication (Comunicazione Interculturale)

Il modello di Richard D. Lewis ha distinto le varie culture in tre principali gruppi: Linear-Active (Attivi-Lineari); Multi-Active (Attivi-Eclettici); Reactive (Reattivi). Come specificato precedentemente, focalizzandosi sul livello di nazione, Lewis definisce la cultura anglosassone come Linear-Active (inglesi, americani, tedeschi, ecc.), quindi persone che sono tendenzialmente franche, dirette, orientare al lavoro e capaci di seguire le loro attività in un modo ben organizzato e lineare. Le persone all’interno del gruppo Multi-Active appartengono invece a culture latine (spagnoli, italiani, brasiliani, ecc.), le quali sono tendenzialmente molto comunicative, creative, orientate alle relazioni e capaci di seguire varie attività allo stesso tempo. La terza categoria, quella dei Reactive, include principalmente le culture asiatiche (giapponesi, cinesi, coreani, ecc.), che si caratterizzano in primis per la loro gentilezza, pazienza, ed un approccio indiretto e sempre prudente.

Le tre categorie rappresentate da Lewis raggruppano e semplificano la realtà, ma ogni singolo individuo – nonostante la sua nazionalità – rispetto alla sua storia, formazione, esperienza, puó appartenere più o meno a queste categorie. Qui di seguito viene esposta la figura del triangolo del modello di Lewis e la corrispondente lista delle caratteristiche principali che definiscono la classificazione delle tre categorie descritte da Lewis.

Modello Lewis – Linear-Active (Attivi-Lineari); Multi-Active (Attivi-Eclettici); Reactive (Reattivi).

Caratteristiche principali delle tre categorie del Modello Lewis

 

 

 

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