Cos’è l’EBITDA? Perchè è importante conoscerlo?

Recessione, crisi, caduta delle borse. Queste sono le settimane in cui il Coronavirus sta distruggendo i nostri affetti, la nostra vita, la nostra quotidianità eppure oltre ai dati sanitari sui quali siamo costantemente aggiornati ci troviamo a dover analizzare come il virus impatterà sull’economia mondiale.

La globalizzazione si è fatta viva più che mai attraverso i flussi di contagio del virus, dimostrando come le barriere e i confini non esistano. Il famoso "battito di ali" in Cina ha provocato uno tsunami mondiale; sanitario ed economico.

Questo virus si lascerà alle spalle una scia di decessi e malati in tutto il mondo ma anche un’economia mondiale profondamente colpita.

A tutte le latitudini una delle misure adottate per contenere il contagio è la chiusura delle attività produttive non essenziali.

Questo intervento, così importante per la salvaguardia della salute pubblica, avrà logicamente un impatto devastante sui conti delle imprese.

Detta così può sembrare una cosa scontata ma allo stesso tempo fumosa.

Come si capirà la portata di tale crisi per un’azienda?

Come sarà possibile paragonare il prima e il dopo crisi in un’azienda?

Come sappiamo, i conti di un’azienda sono fatti di numeri, che per loro definizione sono definiti e non si prestano ad interpretazione.

Infatti, solo attraverso essi sarà possibile rispondere a queste e a tante altre domande.

Allora volendo andare a cercare un numero, nei conti aziendali, che ci darà poi la misura dell’impatto di questo virus venuto dalla Cina, qual è il numero che dobbiamo analizzare?

EBITDA: definizione e calcolo

Il numero che per primo darà una fotografia di ciò che ogni azienda subirà in termini economici è sicuramente l’EBITDA.

Il termine EBITDA è l’acronimo di Earnings Before Interests Taxes Depreciation and Amortization. Esso evidenzia il reddito di un'azienda basato solo sulla sua gestione caratteristica, al lordo, quindi, di Interests (gestione finanziaria), Taxes (gestione fiscale), Depreciations (svalutazioni) e Amortization (ammortamenti).

In altre parole possiamo vedere l'EBITDA come la capacità dell'azienda di produrre l'utile dalla sua gestione caratteristica senza l'incidenza di quella straordinaria, finanziaria e fiscale.

Un altro modo per comprendere meglio cosa è questo indicatore lo si ottiene passando per il suo calcolo.

Nella sua versione più comune ed immediata questo si ottiene nel seguente modo:

Ricavi

+

Rimanenze

+

Valore della produzione

=

Costo della materia prima

-

Costo del lavoro

-

Costo dei servizi

-

Costo di funzionamento

-

EBITDA

Facciamo un esempio pratico molto semplice.

Prendiamo una pizzeria.

A fine mese la nostra pizzeria ha venduto prodotti per 10.000 euro.

Per poter sfornare le pizze il pizzaiolo ha acquistato materie prime (farina, lievito, pomodori, mozzarella, ecc) per 2.000 euro.

Una volta che si hanno le materie prime qualcuno le deve lavorare, per cui ha fine mese il pizzaiolo paga lo stipendio ai propri dipendenti per altri 3000 euro.

Ma le spese non finiscono qui, ci sono una serie di spese tipiche della gestione di una pizzeria. Ad esempio l’energia elettrica, il riscaldamento, la carta, le buste, la pulizia del locale, la pubblicità, ecc. Tutte queste spese in totale fanno altri 1.000 euro.

Adesso che abbiamo a disposizione tutti i numeri passiamo a calcolare l’EBITDA secondo lo schema visto prima.

Ricavi

10.000

Rimanenze

0

Valore della produzione

10.000

Costo della materia prima

2.000

Costo del lavoro

3.000

Costo dei servizi

500

Costo di funzionamento

500

EBITDA

4.000

Quindi dai 10.000 euro incassati passiamo in un batter d’occhio a 4.000 euro.

Ma attenzione, questo non è ciò che il pizzaiolo metterà in tasca, quello è il cosiddetto utile di esercizio.

Da questi 4.000 euro dovranno essere sottratti tutti gli elementi fuori dall’EBITDA, quali interessi, tasse, ammortamenti, svalutazioni, gestione straordinaria.

Come si nota, l’EBITDA è un valido indicatore di profittabilità poiché indica la capacità dell’azienda di generare reddito basandosi esclusivamente sulla gestione operativa, ossia quella inerente al business della società.

EBITDA: ratio utili

Per ottenere un indicatore che ci permetta di fare dei confronti nel tempo o analizzare la situazione di un’azienda rispetto ai propri competitor si usa vedere l’EBITDA in un altro modo. Attraverso il suo valore percentuale, detto anche EBITDA Margin.

Per esempio, nel caso della pizzeria descritta sopra l’EBITDA Margin ha un valore pari al 40%.

L’EBITDA Margin ha un significato diverso a seconda del settore di appartenenza dell'azienda.

Naturalmente l’EBITDA non serve solo al singolo imprenditore per sapere come va la propria azienda. L’EBITDA viene poi spesso utilizzato per la costruzione di indicatori utili alla valutazione di una società come ad esempio il Debt/EBITDA o l’Enterprise Value/EBITDA.

L’Enterprise Value esprime il valore del capitale azionario sommato all'entità dell'indebitamento finanziario netto.

Il rapporto con il livello dell'indebitamento poi ha un impatto determinante sull'equilibrio economico-finanziario di un'impresa, in quanto l'EBITDA può essere visto anche come la capacità di far fronte alle passività aziendali producendo periodicamente reddito.

In altri termini è una misura di autofinanziamento attraverso la gestione operativa.

Il rapporto tra la capitalizzazione azionaria e l'EBITDA dà delle indicazioni molto significative per determinare quanto una società sia sopra/sottovalutata in borsa. Se ad esempio una società ha una capitalizzazione di 100 mln e ha un EBITDA di 10 mln, significa che capitalizza 10 volte il reddito prodotto dalla gestione caratteristica. Se le aziende del settore invece hanno un rapporto pari a 15 vuol dire che la società è sottovalutata e quindi può rappresentare un'occasione importante di investimento da parte del mercato.

Quando si vuole procedere ad un’analisi di una società non bisogna calcolare l’EBITDA di volta in volta, basterà andare a vedere il report o il bilancio della società che ci interessa valutare per trovarlo. Spesso viene messo in risalto dalle stesse aziende nei commenti di presentazione dei report.

EBITDA: problemi e conclusioni

L’EBITDA non è un indicatore perfetto, bisogna sapere che presenta comunque delle problematiche.

La prima riguarda l’assenza di uno standard contabile-legale che definisca la composizione dettagliata dell’EBITDA. Questa mancanza infatti, può favorire l’uso distorto di tale indicatore. Ad esempio se si dovesse variare la sua composizione nel corso del tempo si riuscirebbe a nascondere carenze di redditività.

L’EBITDA inoltre non tiene conto delle tasse e degli interessi, che come si sa pesano non poco sui bilanci societari. Non è raro trovare situazioni in cui un’azienda abbia un valore EBITDA molto alto ma che alla fine si ritrovi in perdita dato un enorme squilibrio negli interessi passivi o a causa di un esborso elevato di tasse.

Guardandola da un’altra prospettiva, si può vedere la cosa in maniera del tutto speculare. Una società che ha un risultato d'esercizio lusinghiero non per forza è migliore di un'altra che è in perdite. Questo perché ciò può dipendere dal fatto che la prima ad esempio abbia beneficiato di una norma che ha ridotto il peso di tasse e contributi e la seconda invece abbia fatto investimenti importanti che hanno comportato un'incidenza degli ammortamenti superiore.

È bene quindi non utilizzare solamente l’EBITDA, ma è necessario valutarlo in un contesto più ampio, in cui si prendono in esame altri indicatori di profittabilità e soprattutto analizzando nel dettaglio l’incidenza della gestione extra-operativa sui conti dell’azienda.


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